Sono parecchi anni che mi occupo di corsi di teatro. Uno dei miei focus, che proprio mi fa andare in brodo di giuggiole, è l’osservazione e lo studio delle relazioni, di cosa succede quando due esseri umani (e non solo, ma questo magari lo racconterò più avanti) si incontrano in uno spazio, con la voglia di fare qualcosa insieme. Questo approccio ha cancellato nel mio modo di studiare la questione dell’età, anzi l’ha resa più intrigante che mai. Per questo vedrete proposte per tutte le fasi della vita, a volte pure mescolate. Perché le sfide sono differenti a 15 e a 60 anni, ma ci sono domande, timidezze, entusiasmi e paure che si assomigliano sempre e non guardano se hai la pelle liscia o le rughe.
Ma torniamo a noi, alla nostra Scuola di Teatro: perché chiamarla così e non continuare con il classicissimo, e forse dal suono meno impegnativo, corso di teatro? Mi interrogo sempre molto su che nome dare alle proposte che faccio e da quest’anno vorrei che i pomeriggi o le serate di chi vorrà studiare insieme a me siano percepite da subito come un tempo da passare in modo significativo. Se ci rifacciamo all’etimologia della parola Scuola essa indicava del tempo libero. O stavi a faticà o avevi del tempo-scuola, in cui accrescere il tuo sapere conversando, condividendo. E questa cosa mi dà proprio gusto. Perché in fondo scegliere di fare teatro significa anche questo: ritagliarsi un tempo in cui non essere efficienti, non produrre. Un tempo da dedicare a sé e agli altri, cosa che, spesso, diventa sorprendentemente rara.
C’è un’altra osservazione da fare sulla parola “scuola”. La scuola di oggi è un luogo in cui ti metti alla prova insieme ad un gruppo di sconosciuti che piano piano imparerai a gestire, ascoltandoti e ascoltandoli. Anche la scuola di teatro è un luogo dove mettersi alla prova con un gruppo di sconosciuti, ma non è gestire quello che si fa con i compagni, bensì imparare a fidarsi, sostenersi e costruire qualcosa insieme. E a volte, senza averlo programmato, nascono amicizie che continuano anche fuori dalla sala.
Non contenta del ragionamento aggiungo uno dei miei dettagli preferiti: la scuola è un percorso che ha un inizio, ma non per forza una fine. È potenzialmente qualcosa che ti può accompagnare per tutto il tempo che vorrai. Puoi renderlo imprescindibile, ci puoi litigare e lasciarlo, tornarci. Io stessa mi sento in un processo di “Scuola di Teatro” in cui, sempre con una immensa gratitudine, ci sono momenti in cui vorrei non averlo mai incontrato, e momenti in cui se non dovesse esserci mi mancherebbe l’aria…come una storia d’amore.
Ecco, forse accompagnare un pezzetto della vita ad un percorso teatrale è un po’ come vivere una storia d’amore. Non perché sia sempre facile, ma perché ad un certo punto ti accorgi che qualcosa si è mosso. Che guardi le persone in modo diverso. O che guardi diversamente te stesso.
Lo dico sempre, sono di parte, ma un anno di teatro dovrebbero farlo tutti, in primis gli adulti. Forse perché da grandi diventiamo bravissimi a fare ciò che già sappiamo fare. Molto meno a concederci uno spazio in cui sbagliare, giocare, cambiare idea, sorprenderci. Il teatro, almeno per come lo intendo io, è anche questo. E chissà, magari si accenderà un nuovo fuoco. O magari arriverà uno di quei “chi l’avrebbe mai detto che…” che sento così spesso dai miei amati allievi.
Chi l’avrebbe mai detto che sarei riuscito a parlare davanti ad un pubblico.
Che avrei aspettato il giorno del teatro per tutta la settimana.
Che mi sarei divertito così tanto.
Che avrei scoperto qualcosa di nuovo di me.
E chissà quanti altri “chi l’avrebbe mai detto che…” potremo scoprire insieme.
Ecco, ho scritto il primo articolo di questo blog. Mi sento un po’ adolescente, quando avrei tanto voluto aprirne uno, ed è durato mezza giornata. Chissà se a questo andrà meglio!
Bene, se avete qualsiasi curiosità scrivetemi, dove vi pare, la mia mail, il mio numero e adesso anche il box commenti e il calendario degli incontri di prova li sapete trovare.
Vostra Barbara

“Chi l’avrebbe mai detto che…”
Molti allievi di Baco progetti,
sorpresi da loro stessi.
In positivo.