Sono una persona adulta, ho 35 anni nel momento in cui scrivo, ed uso la voce per lavoro. E mi piace da matti e la studio, la stresso, la sfinisco, la coccolo, cerco di conoscerla il più a fondo possibile. Quest’anno più che mai ho cambiato moltissime voci. Riesco a percepire il suono che esce dalla mia bocca in modo molto diverso a seconda di come sto, anzi, spesso mi rendo conto che c’è qualcosa che non va proprio perché faccio più fatica a riconoscerla, la MIA voce. E allora la ascolto e provo a capire cosa mi vuole dire, senza il bisogno del significato delle parole. Può essere che la parola sia “arrabbiata” e invece mi scopro essere “profondamente triste”, mi dico “forte” e poi mi scopro “sulla difensiva”. La voce non può usare le parole per me, ma può permettermi di ascoltare quello che, da qualche parte, la mia mente non vuole sentire.
Non è solo una questione emotiva o con dietro chissà quale intellettualismo, è proprio fisica: mi accorgo, il più delle volte, che la fatica sta nel petto, che so che sto respirando (sarei morta se qualcosa non funzionasse per davvero, gli allievi me lo dicono cento milioni di volte), ma sembra inutile o insufficiente all’apporto di ossigeno. A volte mi accorgo semplicemente di stare esagerando con il caffè. A volte che respiro velocemente, a volte troppo lentamente. Che prendo più aria di quel che mi servirebbe. Che non ne prendo affatto e vado in fame d’aria.
So anche che ad ogni persona viene dedicata una voce specifica: pensate a come parlate alla persona che amate e poi che voce usate in un contesto lavorativo. Molto diverse, no? E ancora: che tipo di suono supporta le vostre parole quando siete in difficoltà e che tipo quando invece siete davanti ad un aperitivo, insieme alle vostre amicizie? E quando indossate un vestito un po’ attillato? Per me quello è un momento mooooolto complesso!
Detto tutto ciò, trovo che la voce, anche se non si vede, sia una parte della conoscenza e della consapevolezza di noi stessi troppo sottovalutata. Il fatto che sia pressoché di tutti, gravi patologie o disfunzioni a parte, e che sia percepita come un automatismo (non a caso strettamente legata al respiro, altro grande trascurato del nostro quotidiano), non la deve dare per scontata perché la voce potrebbe rivelarci informazioni preziose su di noi e su chi ci sta attorno, se sappiamo ascoltare.
D’altro canto, la consapevolezza delle proprie voci può essere un’alleata incredibile che toglie dallo stato di balìa e può riportare il focus su ciò che è importante in quel momento: se devo “andare in scena”, ma la mia macchina è fuori con una gomma appena esplosa…da dove parto per tornare allo stato di presenza necessaria per fare quello che devo con la qualità che merita e spostare ad un altro momento la preoccupazione o la sfilza di parolacce che sono lì, sulla punta della mia lingua? La prossima volta che capita, provate ad ascoltarvi: la vostra voce è sapiente e, se le date valore, potrà guidarvi.

Una provocazione:
Spesso la voce ci sorprende.
come ti immagini la persona che ha una voce
che “perfora il cervello”?
Parola di Baco.